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Il comune di San Martino Canavese appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

Storia

Il toponimo Martino

Circa le origini del nome San Martino, alcuni studiosi (S. Tapparo, P. Ramella) propongono due ipotesi attendibili che, sebbene diverse, non si escludono a vicenda.

La prima fa riferimento alla tesi, secondo il quale il territorio della Martinasca, l'antica selva che da Pavone si estendeva alla Pedanea e alla collina da San Martino a Scarmagno fino alla Pietra Grossa abbia preso il nome da San Martino di Tours, il quale, perseguitato dagli Ariani insieme al Vescovo Dionigi di Milano e ad Eusebio primo vescovo del Piemonte, nel 356 d.C. si sarebbe fermato o perlomeno sarebbe passato da queste parti, prima di recarsi all'isola di Gallinara presso Albenga.

Non è dato di sapere se fu prima San Martino o la Martinasca (certamente l'esistenza del territorio è antecedente...), tuttavia va rilevato come questa tesi possa trovare conferma nelle numerose chiese dedicate al Santo in alcuni paesi a noi limitrofi e, più in generale, nel territorio ora denominato Canavese.

La seconda tesi, illustrata dal Tapparo, sostiene invece che la Martinasca potrebbe aver preso il nome dal dio romano Marte, venerato come dio, sia della guerra che dei campi e della fecondità, e che il passaggio di San Martino avrebbe solamente battezzato tale denominazione. La presenza del Santo e dei suoi seguaci sarebbe testimoniata anche dalla predicazione svolta da San Dionigi presso Casalito e da Sant'Eusebio presso Scarmagno.

I progenitori iniziali

Anche se le incisioni su massi erratici e "perefiche" (pietre fissate al suolo a delimitazione di confini) fanno supporre la venuta dell'uomo alla fine del paleolitico (7.000 a.C. circa), ma è solamente durante il neolitico, l'età della pietra nuova levigata con le tecnica dell'abrasione(5.000-3.500 a.C.), che l'uomo primitivo lascia tracce di sé nel territorio di San Martino, circa 6.000 anni prima di Cristo. Questa datazione è confermata dalla statuetta antropomorfa in terracotta chiara, con la testa dalla chioma fluente, le arcate sopracigliari e il naso prominente, rinvenuta durante una prima campagna sistematica di scavi promossa dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte presso l'area del castello comitale di San Martino, il castello di Re Arduino.

Passando ad epoche successive, è certa, ad esempio, la presenza del popolo dei Salassi, di stirpe celto-ligure, che compaiono verso l'VIII° secolo a.C., dedito all'agricoltura, abile nel costruire strade e ponti, nel lavorare i metalli, nel cercare l'oro. Alcune zone, come quella del Chiappetto a Pranzalito, erano giacimenti di ciottoli e sabbia utilizzati per le costruzioni, al pari dei versanti laterali del rio Cerreto e dei torrente Vò e Boriana, dove si possono ancora vedere i resti millenari delle cave di materiali.

Mentre la riva occidentale del grande lago formatosi per effetto dello scioglimento del ghiacciaio Baltico fu luogo di insediamento e di vita dei Salassi, la riva orientale dell'anfiteatro morenico (la Serra di Ivrea) fu abitata dal popolo dei Vittimuli e numerosi furono i conflitti tra le due etnie.

La navigazione e la vita svoltasi su questo specchio lacustre avrebbero lasciato tracce giunte fino ai giorni nostri, come i ruderi di un porto in conglomerato a secco in cui erano infissi anelli di ferro per ormeggiare le imbarcazioni ritrovati nella regione di Rivalta superiore, lungo il pendio che scende dalla chiesa della SS. Trinità a Pranzalito.

Per una maggiore conoscenza dei numerosi altri oggetti e reperti rinvenuti in vari luoghi, tra cui la zona del Castello, la regione San Genisio tra San Martino e Vialfrè, nei pressi dell'antica Pieve di Santa Maria di Squaroglio vicina alla strada per la frazione Cesare, nonché in frazione Silva, si rimanda alle ricerche archeologiche svolte da vari autori, tra cui i già menzionati professori Tapparo e Ramella.

La più marcata presenza dell'uomo nelle successive età dei metalli sulla collina di Re Arduino trova ampia conferma nel vasto bacino intermorenico lacustre di San Martino, l'area dell'ex torbiera Peu di San Giovanni, e consente di affermare che in questo lembo di terra canavesana si ritrova una preziosa testimonianza della preistoria italiana.

Numerosi sono poi i reperti materiali (oggetti, vestigia di mura, resti di strade e altro) che attestano la presenza e le attività umane durante il periodo della dominazione romana e all'epoca delle invasioni barbariche successive.

I ritrovamenti scoperti in quel luogo sono già stati illustrati con competenza elevata e ben superiore a quella del sottoscritto da Pierangelo Piana, per cui rimando ogni ulteriore dettaglio sull'argomento alla trattazione svolta dall'autorevole collega e amico e alla sua pubblicazione "San Giovanni dei boschi".

Dopo aver trattato della denominazione della località, intesa come territorio comunale allargato e posseduto un tempo dai Conti San Martino di San Martino di cui si dirà nel seguito, si riferiscono alcuni brevi cenni riguardanti la denominazione del paese di San Martino e la vita della comunità.

Nel Medioevo la denominazione era San Martino del Monte.

Consultando le mappe e i registri del Catasto della Comunità Sanmartinese datati 1785, apprendiamo che la denominazione del paese é San Martino di Perosa (altre fonti lo indicano anche come San Martino Perosa di Agliè), ma "ingiustamente " rileva il Bertolotti nelle sue "Passeggiate nel Canavese", perché Perosa è un paese più piccolo. Ma tant'è! Forse l'appellativo "Perosa" poteva essere stato attribuito dai Conti Perrone, i quali, come vedremo, avevano acquisito il feudo comitale dei San Martino all'inizio del'600 e si erano poi stabiliti a Perosa.

Successivamente, con Regio decreto del 21.12.1862 San Martino divenne Comune del Regno d'Italia e perse l'appellativo perosiese.

Infine, con Regio Decreto del 2.1.1927, il paese viene riconosciuto con l'attuale e definitiva denominazione di San Martino Canavese, distinguendosi per regione geografica di appartenenza dagli altri 19 comuni italiani che portano il nome del Santo.

Il palazzo municipale, situato tra le vie Torreano e Civica, è lungo m. 30 e largo m. 14 esposto a mezzogiorno sull'omonima piazza intitolata a Guglielmo Marconi ne 1939, situata appena sopra la piazza della chiesa.

L'edificio, nella sua attuale configurazione, risale al 1823, quando si acquistarono alcune case adiacenti a quello originario e vi si realizzarono le scuole elementari al piano terreno, mentre il nucleo primitivo del palazzo sorse con l'espansione del vecchio borgo in seguito alla distruzione del castello avvenuta nel 1552.

Già nel 1300 erano stati concessi gli Statuti alla comunità del borgo di San Martino e, specialmente dopo l'avvento dei Savoia (era il secolo del Conte Verde Amedeo VI° e del Conte Rosso Amedeo VII°), si presume che ci fosse una casa comunale, dove si riuniva la "Credenza" o Consiglio Comunale, guidato prima dai Consoli, poi dai Podestà e infine dai Sindaci.

Per quanto riguarda gli aspetti anagrafici, si ha motivo di ritenere che le eventuali registrazioni di natura civile e religiosa, durante il periodo medievale, fossero conservate nel castello e nella cappella di Santa Costanza che sarebbe esistita nell'area del forte- castello. Non è dato di sapere se in seguito alla distruzione del castello la documentazione sia andata perduta o in parte recuperata da taluno e in altri luoghi conservata. Oggi resta comunque il buio su almeno quattro secoli di storia intensamente vissuta dai progenitori.

I dati sulla popolazione sono poi stati sistematicamente curati dalla parrocchia, con l'attivazione dei registri dei Battesimi (1590), dei Matrimoni (1592), delle Morti (1649), mentre l'anagrafe civile comunale arrivò più tardi.

Si noti che la figura del Sindaco assume la definitiva consacrazione ufficiale nel 1704 per opera di Vittorio Amedeo II°, Re di Sardegna, Monarca assoluto ma illuminato che crea i fondamenti dello Stato moderno, introducendo modelli di organizzazione istituzionale rimasti in vigore nei secoli seguenti, il quale chiama a Torino Filippo Juvarra e altri architetti, facendo costruire Palazzo Madama, la Basilica di Superga, la Palazzina di caccia di Stupinigi.

Il Comune di San Martino Canavese ha un proprio Statuto approvato con deliberazione consiliare n. 24 in data 29 settembre 2005 che, all'articolo 6, così descrive lo stemma e il gonfalone di cui la municipalità è dotata.

Stemma/Gonfalone

Icona rettangolare, raffigurante un castello turrito rosso sovrastante alberi e colline verdi coperti da cielo azzurro, racchiusa tra una corona regale in argento, posta in alto, e due ramoscelli verdi - di vischio e di quercia - posti in basso.

Drappo rosso ricamato, caricato centralmente dallo stemma, con iscrizione in argento recante la denominazione del Comune, nella parte superiore, e con raffigurazione di ramoscelli in argento, nella parte inferiore.

Tra la fine del X° e l'inizio dell'XI° secolo, nel nostro Paese ebbe inizio l'epoca feudale con la presa di possesso e la suddivisione del territorio da parte di vari "signori" che ricevettero titoli e beni dagli Imperatori o dal Papa, oppure se ne impadronirono, spesso con la forza.
Nel Canavese, la figura dominante di quel periodo è quella di Arduino, Marchese di Ivrea, eletto Re d'Italia a Pavia nel 1002 dalla Dieta Italiana e morto a Fruttuaria (S. Benigno Canavese) nel 1015.
Egli fu il capostipite delle famiglie dei Conti San Martino di San Martino, dei Conti di Valperga e dei Conti di Castellamonte, i quali furono cogniti come i "Conti del Canavese" all'inizio del secondo millennio d.C.
Arduino sposò, prima, Berta figlia di Umberto Marchese di Toscana e, in seconde nozze, Bianca, figlia di Corrado, Re di Borgogna e di Navarra e di Matilde, figlia di Lodovico IV°, Re di Francia.
Da Bianca ebbe cinque figli: Guido I°, capostipite dei San Martino di Sana Martino, Guglielmo, abate della Fruttutaria, Reghino, capostipite dei San Martino di Valperga, Ottone, capostipite dei San Martino di Castellamonte, Anchella, quintogenita.
Alcuni autorevoli studiosi della storia ritengono che San Martino Canavese e il suo castello siano stati la "culla" del casato originario, divisosi poi nei tre rami comitali sopra citati già nel 1122, come testimoniato da un documento che fa riferimento ad un Conte San Martino di San Martino.
Questo ceppo che, nei primi due secoli del II° millennio, avrebbe visto come successori di Guido I° i Conti Guido II°, Ardicino I°, Ardicino II°, Guglielmo I° e Gualla, finì per estinguersi all'inizio del '600, con il subentro della famiglia Perrone di Ivrea nel possesso dei titoli e dei beni.
Di particolare interesse storico e culturale risulta essere lo stemma comitale che, secondo il Generale Giorgio Marchetti San Martino di Muriaglio - discendente dai San Martino per parte di madre e insigne studioso e conoscitore dell'araldica - risalirebbe ad Ardicino II°, primo Conte di San Martino.

Questi iniziò a portare lo "scudo di sue armi ove erano rappresentati nove scacchi o losanghe d'oro in squartato di rosso; dette armi Ardicino II° fece sue nella guerra di Terra Santa, quando nel 1120 vinse e fece prigioniero un Duca Saraceno che portava tale scudo".

Da notare, infine, che lo stemma identitario è rimasto comune ai vari rami dei Conti di San Martino, perché in tutti i Casati si ritrovano la "corona piramidata d'oro" a cinque punte -come d'uso per i discendenti di Re e Imperatori-, l'aquila nera di Berengario Imperatore, il motto "SANS DESPARTIR" e un fascio di cinque dardi o frecce d'oro che, stando alla tradizione, rappresentano i cinque figli di Re Arduino; , a seconda dei casi, variarono invece le ornamentazioni costituite da grifoni, cimiero, corona o altri elementi decorativi minori.

Tutti i rami dei San Martino e, parimenti, le famiglie degli "aggregati" possono riportare sopra lo stemma la corona da Marchese, per la discendenza dal Marchese di Ivrea Arduino.

Lo stemma comitale è esposto nel palazzo municipale di San Martino nella riproduzione grafica curata dal Generale Giorgio Marchetti con un minuzioso e raffinato disegno, nonché nell' esemplare artistico in ceramica realizzato dall'architetto Gianfranco Vinardi di Torino nell'anno 2008.

Fonti e bibliografia
Studi e ricerche svolti dal Generale Giorgio Marchetti San Martino di Muriaglio, presso l'archivio storico del castello dei Conti San Martino di Strambino
Dalle sue ricerche , si apprende che il Contado di San Martino dividevasi in sette settennii: Agliè, Parella, Front e Barbania; Loranzè e Castelnovo; Strambino, Vische e la Torre; Castellata di San Martino e Baldissero; Malgrà e Castellazzo.

Il Casato dei San Martino nel Medioevo- Sulla genealogia del casato
Il ceppo comitale dei San Martino è stato oggetto di ricerca e studio da parte di diversi storici, ma i risultati a cui essi sono giunti non sono univoci, probabilmente a causa delle difficoltà correlate con le molteplici e differenti informazioni contenute nelle fonti di riferimento reperite e reperibili.

D'altro canto, va ricordato come la divisione del casato originario nei tre rami - San Martino di San Martino, San Martino di Valperga e San Martino di Castellamonte - e le numerose suddivisioni successive dell'albero genealogico hanno prodotto una molteplicità di discendenti ed una situazione molto complessa da documentare. Inoltre i vari feudi, che comprendevano in origine più di una comunità, si sono modificati e talora estesi nel tempo, per effetto di nuove acquisizioni di territori derivanti sia da conquiste che da successioni ereditarie, dirette e indirette (istituto ereditario detto il "majorasco").

Sull'affascinante argomento dei Conti San Martino di San Martino, in appresso si riporta una sintesi delle notizie tratte dagli studi pubblicati da tre illustri storici canavesani.

"Passeggiate nel Canavese" di Antonio Bertolotti (1870)
Nel 1180: Roberto, infeudato dalla città di Vercelli
el 1207: Paino (giudice vertenze Ivrea-Vercelli), figlio di Roberto, padre di quattro fratelli

"A gl'irti colli" di Don Silvio Tapparo (1989),
Il casato dei San Martino di San Martino era già esitente nel 1122 e rappresentato nel 1128 dal Conte Enrico.
Nel 1170, viene citato il Conte Paino di San Martino, capitano degli Eporediesi, nel 1173 viene fondata una confederazione tra i 5 Conti del Canavese facenti riferimento a San Martino, Valperga, Castellamonte, Masino e Rivara, nel 1236 il Conte Ardizzone (figlio di Paino) è Podestà di Ivrea, mentre dopo la distruzione del castello, sul finire del '500, gli esponenti superstiti del casato risultano essere Girolamo e Arduino; quest'ultimo cedette infine il titolo e i beni a Carlo Perrone nel 1602.

Conclusione
L'obiettivo principale prefissatomi era quello di farvi conoscere, ma più ancora di stimolare la vostra curiosità nei confronti di San Martino. Non sono capace, né avrei

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